venerdì 21 maggio 2010

Dossier Asl: la Valle del Sacco è la valle dei tumori – Radio Città Aperta

Dossier Asl: la Valle del Sacco è la valle dei tumori
di Alessio Calamita – Radio Città Aperta


É l'indagine sulla salute della popolazione datata 30 settembre 2008 che lo conferma: alfa/beta/gamma-esacloricloesano, policlorobifenili, diossine e metalli pesanti come cadmio, mercurio e piombo sono stati trovati nel sangue delle persone che vivono e lavorano in questo territorio, bambini compresi.

E ancora “alterazioni rilevanti nella mortalità complessiva e per tutti i tumori, eccesso di mortalità per malattie ischemiche (uomini), diabete e tumori al fegato (donne); decessi per cause respiratorie e tumori alla pleura. Una mortalità superiore alla media regionale del Lazio che, tra le cause di morte non tumorale, annovera un eccesso di malattie cardiovascolari, un aumento significativo dei ricoveri per malattie del sistema nervoso periferico ed un aumento delle patologie per le donne come turbe mestruali, diagnosi di sterilità e aumento dei disturbi negli organi genitali femminili. Questa è la relazione epidemiologica sulla salute della popolazione della Valle del Sacco redatta dall'Asl RmE, RmG, dall'Asl di Frosinone e dall'Istituto Superiore di Sanità e, da settembre, tenuta riservata.

L'area considerata ormai comunemente come il “triangolo maledetto”, e cioè dei tre Comuni di Colleferro, Segni e Gavignano nella Valle del Sacco, presenta nel suo complesso un quadro di mortalità e morbosità peggiore del resto del Lazio, afferma la relazione. I dati ospedalieri hanno confermato che di tumore alla pleura e alla vescica si sono ammalati e sono morti i lavoratori dell'impianto chimico, quelli che producevano “l'insetticida Lindano”; di tumore al testicolo e alla pleura quelli che si occupavano di costruire e pulire le carrozze ferroviarie; mentre le donne presentano un aumento delle patologie come turbe delle mestruazioni, sterilità, aumento dei disturbi negli organi genitali femminili e aborti per cause naturali. E non è tutto, perchè la zona del triangolo maledetto presenta nel suo complesso un quadro di mortalità e morbosità da follia, con alterazioni di mortalità complessiva per tutti i tumori, per cause respiratorie, per malattie ischemiche e per diabete negli uomini, tumori al fegato nelle donne.

Ma in realtà si sapeva tutto da decenni: dalle analisi di tipo epidemiologico, da una sentenza di condanna di un tribunale e da un libro bianco vecchio di 30 anni. Nell'indagine sull'ambiente di lavoro alla Snia di Colleferro, nel 1977, gli operai richiedevano uno studio sull'età di morte dei lavoratori, perchè molti morivano all'età del pensionamento; sulla frequenza degli aborti e dei nati morti o con malformazioni da genitori che lavorano alla Snia. Ci vogliono più di 15 anni per arrivare a delle conclusioni obiettive, serve un'indagine della Procura e si conclude con l'invito alla Regione Lazio a prendere in considerazione la necessità di bonificare la zona; poi ci vuole la scoperta dei fusti tossici interrati in Arpa1 e Arpa2 perchè qualcosa si muova.

Una stima parla di 60mila metri cubi di rifiuti seppelliti all'interno del perimetro industriale di Colleferro, una pratica permessa al tempo, ma che ha diffuso veleni, pesticidi, diossine, metalli pesanti nei terreni, nell'aria e nelle acque del Sacco. E non è stato neppure sufficiente che nel febbraio 2006, pochi mesi dopo lo scandalo del Betaesaclorociloesano nel latte crudo di una vaccheria, venisse completata una prima indagine epidemiologica perchè il problema fosse percepito nella sua totale gravità. Di questa prima relazione, passata quasi sotto silenzio, i dati costituiscono la base di partenza di quella attuale e già allora confermavano il tasso di mortalità e morbosità degli abitanti dei Comuni di Colleferro, Gavignano e Segni e lo stretto rapporto tra le patologie tumorali e l'inquinamento industriale.

Pino Proietti, attivista ambientalista e militante nella Sinistra Critica, ci spiega: “la zona venne ritenuta “utile” ai fini chimico-industriali nel lontano 1913, quando esistevano da poco i comuni di Segni e gavignano, ma non Colleferro. Oltre a questo, parecchi anni dopo, si “insediò” una base militare di produzione, nel senso che all’interno di questa area militare si producevano e continuano ad essere prodotti armi, scarti chimici, vernici e quant’altro. Il primo rapporto ASL-NAS, che denunciava l’accaduto soprattutto all’interno della base militare, è del 1977. Purtroppo in Italia si utilizzano questo genere di notizie solo quando si vuole fare uno scoop e non c’è null’altro di interessante. Sono morte persone e ne continueranno a morire a meno che il governo e le associazioni di tutela non comincino ad attivarsi seriamente. I 60mila metri cubi di scorie seppellite nel terreno del triangolo maledetto sono lì da anni ma se ne sono accorti “solo ora”. Consideriamo che nel 2005 morirono quasi un centinaio di mucche che si abbeveravano ad uno dei ruscelli presenti in zona. Quanti anni sono che ingeriamo ed inaliamo inconsapevolmente veleni di qualsiasi tipo?”.

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