domenica 28 febbraio 2010

Coppi: «Un avvocato non può usare trucchi per allungare i tempi»

Corriere della Sera

Coppi: «Un avvocato non può usare trucchi per allungare i tempi»

ROMA - «Una certa tendenza a usare mezzi e mezzucci per perdere tempo c' è sempre stata; come recita un vecchio adagio in voga tra gli avvocati, ogni rinvio è una vittoria. Però oggi si sta esagerando. Anche perché nel clima di scontro e di conflitto permanente con la magistratura, si tende a legittimare l' uso formalmente corretto ma esasperato di certi strumenti di difesa». Con buona pace dell' etica e della deontologia dell' avvocato che invece, secondo il professor Franco Coppi, principe del foro e penalista alle soglie dei quarant' anni di professione, vanno recuperate e salvaguardate. «L' obbligo di lealtà processuale - continua il professor Coppi - è un principio immanente che riguarda tutte le parti, anche quelle private. E seppure non esiste un codice deontologico scritto, si dovrebbe rispettare un complesso di norme di comportamento che si tramanda di generazione in generazione, dai maestri agli allievi e ai praticanti». Nella sua relazione, il procuratore generale della Cassazione Francesco Favara ha chiesto agli avvocati di «evitare l' uso strumentale delle regole di garanzia per ritardare le decisioni che si preannunciano sfavorevoli». Lei è d' accordo? «Sì, perché non esiste un diritto alla prescrizione da far valere all' interno del processo. E' giusto che dopo un certo numero di anni un reato non sia più perseguibile; a volte i termini sono perfino troppo lunghi, ed è sbagliato che il giudice ricorra lui a certi mezzucci, come la non concessione delle attenuanti generiche, per non far scattare le prescrizioni. Ma i difensori non devono ricorrere a comportamenti scorretti per far trascorrere il tempo con questo obiettivo». Quali possono essere questi comportamenti scorretti? «Per esempio inventare un impedimento dell' avvocato o del suo cliente per ottenere un rinvio, o proporre una lista di mille testimoni; chiedere una perizia che non aggiungerebbe nulla nel merito, o la trascrizione di centinaia di intercettazioni telefoniche quando si sa che quelle importanti sono quattro o cinque. Non si possono stravolgere gli strumenti processuali nell' interesse del cliente». Sta dicendo, per usare un' espressione ricorrente in questi giorni, che bisogna difendersi nel processo e non dal processo? «Esattamente. Intendiamoci: io non dico che l' avvocato debba farsi parte diligente per evitare che scatti la prescrizione, perché andrebbe contro l' interesse del cliente. Ma non ha il diritto di ricorrere a trucchi e trabocchetti per allungare i tempi». Ma se ciò accade, come ha denunciato il procuratore Favara, quali rimedi si possono trovare? «Si potrebbe applicare il principio che i tempi morti per responsabilità di una parte vengano sottratti al corso della prescrizione. Oggi non si fa quasi mai, ma è sbagliato. Se un avvocato ha un altro processo e chiede un rinvio il giudice glielo conceda, ma s' interrompa il computo della prescrizione». Anche quando l' avvocato invoca un impedimento parlamentare? «Certo». Secondo il procuratore generale, in Cassazione solo un ricorso su cinque si conclude con la riforma della sentenza di merito: significa che ci sono abusi anche in questo settore? «Può essere, ma se i tempi della prescrizione si avvicinano oppure, come accadeva in passato, c' è la legittima aspettativa di un' amnistia, l' avvocato è obbligato a ricorrere in Cassazione». Anche se ha scarse possibilità di successo? E dove finisce la deontologia? «Se non lo facesse cadrebbe nella difesa infedele; quello che non può fare è presentare ricorso e poi attuare l' ostruzionismo per allungare ulteriormente i tempi. Se però i tempi della giustizia fossero più veloci non ci sarebbero certe aspettative, e i ricorsi strumentali diminuirebbero». La delegittimazione della magistratura favorisce o danneggia ruolo e compiti dell' avvocato? «Sinceramente, al di là di singoli episodi, io non colgo il clima di delegittimazione che viene denunciato. Da Tangentopoli in poi i magistrati hanno goduto di un credito popolare senza precedenti, se l' hanno dilapidato non se la possono prendere con altri. Detto questo, la denigrazione del giudice non fa bene a nessuno. Tantomeno agli avvocati che, come diceva Calamandrei, fanno parte dello stesso sistema di vasi comunicanti». Cambia qualcosa, nelle strategie e nelle regole deontologiche, quando ci si trova a difendere un uomo politico? «Direi di no. E a proposito di tempi e ostruzionismi, credo che se l' imputato è una persona con responsabilità pubbliche, politico o magistrato che sia, si dovrebbe arrivare all' accertamento della verità processale il più in fretta possibile. Nell' interesse dell' imputato e dei cittadini, che hanno diritto di sapere se chi li governa o li giudica è colpevole o innocente. Altro che sospensione dei processi ai politici, o ripristino dell' autorizzazione a procedere! Al contrario, bisognerebbe dare la precedenza a questi processi su tutti gli altri. Non voglio entrare in casi particolari, ma era Giulio Andreotti a chiedere a noi difensori di fare il possibile per giungere alle sentenze, sia a Palermo che a Perugia. Anche quando, all' inizio, non tirava una buona aria per gli imputati». Giovanni Bianconi

Bianconi Giovanni


Pagina 4
(16 gennaio 2002) - Corriere della Sera

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