domenica 18 dicembre 2011

SONO VITTIMA D'UN COMPLOTTO, HANNO GIA' CERCATO DI MANDARMI IN UN MANICOMIO CRIMINALE - ACCUSATO DA UNA PRESUNTA DONNA DI MAFIA

ROMA
18 dicembre 2011

Il giorno 16/6/2008 all’una di notte cinque poliziotti armi in pugno effettuarono una violazione di domicilio a mio danno e mi sottoposero a perquisizione non autorizzata dal Magistrato.
Erano alla ricerca d’un fucile.
Qualcuno aveva chiamato il 113 ed aveva denunciato falsamente che io avevo minacciato delle persone imbracciando un fucile.
L’azione fu condotta da cinque Agenti armati fino ai denti e tre volanti della Polizia.
Il condominio ove abito sembrava il set d’un film d’azione.
Particolare inquietante: le scene del film erano girate dinanzi alla Caserma dei Carabinieri di La Storta, periferia di Roma, i poliziotti invece erano partiti da quel di Primavalle ed erano passati a prendere rinforzi al Commissariato Flaminio Nuovo.
Fu perquisita anche la mia automobile e tutto il parco condominiale.
Esito negativo, nessun fucile!
Li denunciai.
Il PM designato rimase inerte superando persino il termine massimo (18 mesi) consentito dalla Legge per effettuare indagini.
Chiesi allora l’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma, il PM allora ruppe la sua inerzia e chiese al GIP l’archiviazione del procedimento.
A tutt’oggi il GIP deve ancora decidere.
Non m’aspetto nulla di buono, è passato troppo tempo dalla notizia di reato e la prescrizione penale avanza.
La mia però è una battaglia che sto facendo anche nel nome di tutti i cittadini.
Non mollo!
Quello che è accaduto a me può accadere a chiunque!
I cittadini debbono sapere se possono fidarsi della Polizia di Stato!
Sono peraltro falsamente descritto negli atti giudiziari, relativi alla denuncia che mi fece la Polizia, come un pazzo criminale ovvero come soggetto che nel corso degli anni in modo reiterato, dal balcone della sua abitazione, aveva esploso colpi di fucile e minacciato i passanti imbracciando un fucile.
Quando riuscii ad acquisire detti atti giudiziari ne rimasi sconvolto al punto di dover andare a farmi curare presso il Centro di Salute Mentale della ASL, qui trovai l’ausilio di psichiatri e psicologici che m’hanno seguito durante gli ultimi tre anni diagnosticandomi infine una persistente sindrome ansiosa, uno stato emotivo ed un senso d’insicurezza che mi accompagnerà per tutta la vita.
Ho chiesto alla Questura di Roma il risarcimento dei danni morali e biologici causatimi, li ho messi in mora ed ho interrotto il termine di prescrizione civile.
Non m’attendo nulla di buono, considerato come finora s’è sviluppata la vicenda.
Mi sono preparato.
Se il GIP accoglierà la richiesta d’archiviazione io chiederò al Procuratore Capo la riapertura delle indagini argomentando sulle lacune investigative ed apportando nuovi elementi di prova e, soprattutto, avvierò la causa civile per il risarcimento dei danni causatimi.
Se il GIP rinvierà a giudizio soltanto le due indagate, i due soggetti che mi hanno falsamente disegnato come un pazzo criminale, mi costituirò parte civile nei loro confronti nel processo penale, ed avvierò la causa civile nei confronti della Questura.
Ultima cosa: se qualcuno un domani vi venisse a raccontare che sono un pedofilo e/o trafficante di droga non credeteci!
I bambini non mi piacciono e non fumo nulla.

Aggiornamento - 22 gennaio 2012.
FUI ACCUSATO DA UNA TALE SUCCESSIVAMENTE ARRESTATA PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO

Cara Questura di Roma,
come ben sai il giorno 16/06/2008 alle ore 01,00 cinque Agenti della Polizia di Stato effettuarono una violazione di domicilio ed una perquisizione – personale e domiciliare – a mio danno.
Fui accusato da una tale d’averla minacciata imbracciando un fucile, atteggiamento che mi era peraltro abituale poiché nel corso degli anni lo avevo già fatto tante altre volte (sic!).
Il fucile non fu trovato, perché io avevo già ceduto diversi anni prima, ma loro non lo sapevano!
Io ti scrissi riferendo di questi fatti ma tu non mi hai neanche chiesto scusa!
Io fui anche denunciato dalla Polizia di Stato e rimango indicato in atti giudiziari come una persona violenta che minaccia a mano armata che questa volta s’è salvata perché il fucile non è stato trovato e perché la minacciata non ha sporto querela nei miei confronti (sic!).
La cosa forse più strana di tutta la vicenda è che il fatto accadde davanti la Stazione dei Carabinieri di La Storta, gli Agenti di PS risposero invece alle grida di allarme della tale partendo dal lontano quartiere di Primavalle, passando quindi a prendere rinforzi al Commissariato Flaminio Nuovo.
Nessuno ha ancora indagato su detta anomalia!
Orbene, al riguardo ora chiederò un supplemento d’indagine.
Oggi, infatti, ho appreso che la tale che mi ha accusato d’averla ripetutamente minacciata nel corso degli anni con un fucile provocando una perquisizione a mio danno è stata arrestata e tradotta in carcere prima della scorsa estate assieme ad altre 58 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso e d'estorsione.
Gli arresti sono stati effettuati in Campania ed a Roma, essi hanno riguardato anche Servitori dello Stato ed appartenenti alle Forze dell’Ordine.
(Il seguito alla prossima puntata)…..
22 gennaio 2012

Giorgio Bernardi https://twitter.com/#!/gio_bernardi Tel. 3476616218

mercoledì 3 agosto 2011

INQUILINI ENASARCO PRESIDIANO IL TAR DEL LAZIO...E' INIZIATA LA GUERRA GIUDIZIARIA...




INQUILINI ENASARCO PRESIDIANO IL TAR DEL LAZIO...E' INIZIATA LA GUERRA GIUDIZIARIA...

giovedì 14 luglio 2011

La Cassazione entra nel campo minato della precedenza stradale.

La Cassazione respinge il ricorso di un motociclista

La Cassazione entra nel campo minato della precedenza stradale, confermando un principio base: chi non rispetta la precedenza ha torto; ma in caso di incidente, se l’altro guidatore non ha osservato il Codice della Strada (magari perché andava troppo veloce), può essere considerato corresponsabile del sinistro. Questo il succo della sentenza 26657/2011.

La vicenda prende spunto, qualche anno fa, da un incidente fra un motociclista siciliano con diritto di precedenza, e un’auto (una Fiat Panda guidata da una signora) che doveva cedere il passo, come chiaramente segnalato dai cartelli stradali. Nell’impatto, la guidatrice riporta lesioni serie: quaranta giorni di prognosi, e successiva asportazione della milza. La signora però non vuole assumersi tutta la responsabilità dell’accaduto, sostenendo che il centauro andasse troppo veloce. In primo grado, il Giudice di pace dà ragione al motociclista: la colpa è solo della automobilista, che ha “incautamente impegnato l’incrocio senza rispettare il segnale di precedenza”. Ma la guidatrice insiste e si va in secondo grado: nel maggio 2010, il Tribunale di Palermo le dà ragione, sostenendo che il motociclista è corresponsabile per guida imprudente.

A questo punto, il centauro ricorre in Cassazione e perde ancora. Stando alla quarta sezione penale, la precedenza è fondamentale, però si deve “accertare in concreto il comportamento tenuto dai [guidatori] per verificare se in esso siano ravvisabili profili di colpa”.

In ogni caso, è bene ricordare che riveste un ruolo decisivo il verbale delle Forze dell’Ordine, talvolta supportato (nei casi di incidenti molto gravi) da perizie che stabiliscano la dinamica esatta del sinistro.

giovedì 12 maggio 2011

L’AUTOVELOX ERA NASCOSTO, IL PREFETTO DI GROSSETO ANNULLA IL VERBALE

L’AUTOVELOX ERA NASCOSTO, IL PREFETTO DI GROSSETO ANNULLA IL VERBALE

Il Prefetto della Provincia di Grosseto ha accolto il ricorso d’un utente – elaborato dal servizio legale dell’Associttadini - annullando il verbale d’accertamento con autovelox effettuato sulla Via Aurelia.
Si legge nell’ordinanza: “…La circolare M.I. n. 300/A/10307/09/144/5/20/3/ del 14/8/2009 che evidenzia che la postazione di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili …la mancata visibilità della postazione di controllo elettronico utilizzata dagli agenti della Polizia Provinciale nel tratto di strada di argomento non ha reso possibile un auspicabile ravvedimento operoso in applicazione ai principi generali di cui all’art. 11 Legge 689/81, al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’art. 142 CDS….VISTA la sentenza del Giudice di pace di Orbetello del 21/5/2010 che ribadisce che lo spirito della norma contenuta nell’art. 142 CDS è quello di permettere all’automobilista di prevenire la commissione dell’illecito e quindi la relativa sanzione, obbligando conseguentemente gli organi di accertamento ad essere visibili a distanza, con esclusione delle rilevazioni effettuate da siti nascosti…”.
consulenza@associttadini.org

sabato 26 marzo 2011

«Spogliata durante la perquisizione»

Indagato per abuso d’ufficio
Caso Boccassini, sequestrato un computer a Brigandì
02 febbraio 2011

L’abitazione privata del componente laico del Csm, Matteo Brigandì, è stata perquisita ieri notte e all’ex parlamentare della Lega sono stati sequestrati il computer e alcuni documenti. Il componente dell’organo di autogoverno della magistratura è accusato di aver divulgato degli atti riservati sul Pm Ilda Boccassini alla cronista del Giornale, Anna Maria Greco.
Ma Brigandì smentisce ogni cosa: «Io ho fatto richiesta di quella documentazione al Csm perché volevo documentarmi io personalmente. Non ho divulgato le carte in alcun modo. Né ho parlato con nessuno di quanto vi avevo letto. Sfido chiunque - afferma all’Ansa l’esponente del Carroccio - a dimostrare il contrario».
La cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco
La cronista del Giornale: «Spogliata durante la perquisizione»
«I carabinieri mi hanno detto che dovevano procedere a una perquisizione personale e, di fronte a una donna carabiniere, ho dovuto spogliarmi integralmente». Così la cronista del “Giornale” Anna Maria Greco, replicando a una precisazione della Procura di Roma, conferma, sul sito del quotidiano, le modalità della perquisizione, domiciliare e personale, di cui è stata oggetto nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma che vede indagato per abuso d’ufficio il consigliere del Csm Matteo Brigandì.
«Non si tratta quindi semplicemente di una consegna degli abiti come sostenuto dalla procura ma di una procedura molto imbarazzante», aggiunge Anna Maria Greco, che conferma comunque di «non essere stata toccata». «Mi chiedo se sia normale che una giornalista venga costretta a rimanere nuda di fronte a un’esponente delle forze dell’ordine senza nemmeno essere indagata - conclude - Lascio il giudizio ai lettori».
Il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara
La procura: «Rispettate le regole»
La perquisizione nei confronti della giornalista de “Il Giornale” Anna Maria Greco, autrice dell’articolo su un procedimento disciplinare risalente agli anni Ottanta dell’allora sostituto procuratore Ilda Boccassini, è stata compiuta «nel rispetto delle regole».
È quanto afferma in una nota il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, dopo le affermazioni della stessa cronista che aveva denunciato di essere stata «umiliata» e costretta a «bendarsi».
«I carabinieri delegati», si legge una nota della procura della capitale, «hanno operato nel pieno rispetto delle regole imposte dal codice, in particolare della dignità e del pudore, facendosi consegnare gli abiti per la ricerca di documenti open drive, evitando in tal modo qualsiasi contatto fisico con la persona».

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/02/02/ANnnj6gE-computer_boccassini_sequestrato.shtml

sabato 19 marzo 2011

La multa non c’è più, l’ipoteca sulla casa sì.

ilGiornale ROMA mercoledì 10 ottobre 2007, 07:00

La multa non c’è più, l’ipoteca sulla casa sì
di Alessia Marani

Vince il ricorso, il giudice di pace le annulla una multa del 2005 eppure il Comune le ipoteca ugualmente la casa. Non solo. A fronte di un presunto credito di 5.291 euro, finisce per chiederle in garanzia oltre novemila euro, quasi il doppio. Eppure il Campidoglio l’aveva promesso: «Niente più ipoteche sulla casa, andremo incontro alle esigenze dei cittadini». Esasperata, Gioia N., 50 anni, un appartamento in Prati acquistato con un mutuo e molti sacrifici, l’altra mattina è andata dritta a piazzale Clodio a denunciare i responsabili comunali che hanno dato il via al suo procedimento: «Qualcuno - dice - dovrà pagare per quest’abuso che rasenta l’estorsione».
I fatti. Il 18 maggio la Gerit Spa, concessionaria capitolina per la riscossione dei tributi, comunica di averle iscritto un’ipoteca sulla casa per 9.406 euro a seguito di alcune cartelle rimaste, a detta dell’ufficio contravvenzioni di via Ostiense, inevase. Gioia è incredula. Ricorda di avere ricevuto negli anni delle multe, alcune di averle pagate, altre contestate. «Abito in una zona dov’è impossibile trovare parcheggio - dice - e spesso spuntano fuori divieti improvvisi. Incappare in una contravvenzione è facile». Si mette alla ricerca di pratiche e bollettini. Il 14 giugno invia un esposto d’autotutela al Comune. Ma il Campidoglio tace. La prima cartella esattoriale contestata riguarda una contravvenzione del 2005 in seguito annullata dal giudice di pace con sentenza depositata il 7 dicembre del 2006. Anche la seconda era stata parzialmente annullata, con una rimanenza da saldare per un verbale da appena 300 euro. Infine, per i verbali contenuti nella terza è in atto il ricorso con 5 cause ancora aperte e che attendono di essere dibattute davanti al giudice di pace. «Anche solo a eliminare gli importi dei verbali già annullati - aggiunge Gioia - la Gerit avrebbe dovuto sottrarre almeno 2500 euro dalla somma enorme che ora mi chiede. Evidentemente ha avuto mandato dal Comune per agire a tutto campo». «Il Campidoglio - aggiunge Giorgio Bernardi, dell’Associttadini - non poteva non sapere. Sentenze e procedimenti vengono comunicati dai tribunali. Il fatto è che un’azione del genere ha di per sé una forza intimidatoria pazzesca, tanto che alla fine molti, terrorizzati all’idea di perdere casa o d’avere altri problemi, finiscono per pagare anche quando non devono». Nella migliore delle ipotesi per farsi cancellare l’ipoteca Gioia dovrà sborsare circa 600 euro alla Gerit per pratiche di registro. E non sarà la sola. Nei soli primi tre mesi dell’anno sono state 23mila le ipoteche e 45mila i fermi amministrativi su auto disposti dalla Gerit a fronte di tributi e contravvenzioni non riscosse.

http://www.ilgiornale.it/roma/la_multa_non_ce_piu_lipoteca_casa_si/10-10-2007/articolo-id=212154-page=0-comments=1

Cartelle esattoriali: prestate attenzione alle maggiorazioni per le sanzioni del Codice della strada, sono presunto illegittime.

Cartelle esattoriali: prestate attenzione alle maggiorazioni per le sanzioni del Codice della strada, sono presunto illegittime.

Se vi dovesse capitare di ricevere dall’Equitalia una cartella di pagamento per violazioni del Codice della strada è sempre consigliabile fare un’opportuna disamina del dettaglio degli importi addebitati.
E’ contestabile, ad esempio, la maggiorazione indicata nella cartella di pagamento con il codice tributo n. 5243.
Tale maggiorazione, che non sarebbe altro che una sanzione aggiuntiva, è applicata in forza dell’articolo 27, 6° comma della Legge 689/1981 il quale, in materia di sanzioni amministrative, prevede che in caso di ritardato pagamento, alla somma dovuta sia applicata una maggiorazione del 10% ogni sei mesi dal giorno in cui la sanzione è divenuta esigibile fino a quello in cui il ruolo viene trasmesso dall’ente impositore (Pubblica Amministrazione) al concessionario della riscossione.
Ne deriva che, essendo il momento di decorrenza della maggiorazione rimesso alla volontà della P.A, quest’ultima potrebbe avere interesse a ritardare la trasmissione del ruolo affinché il cittadino paghi di più.
In altre parole, se l’ Amministrazione anziché trasmettere tempestivamente il ruolo all’esattore attende l’ultima scadenza utile prima della prescrizione dell’illecito, si avrà come risultato un aumento esponenziale della somma dovuta.
Esistono validi motivi per credere che la predetta maggiorazione non debba applicarsi nel caso di violazioni del codice della strada.
E’ vero che l’art. 206 del C.d.S richiama, per la riscossione dei proventi delle sanzioni amministrative, l’art. 27 (Legge 689/1981) il quale, però, dovrebbe servire alla riscossione delle sanzioni comminate in ordinanze ingiuntive emesse dal Prefetto per tipologie di violazioni diverse da quelle del codice della strada.
Non a caso l'art 194 C.d.S rimanda alle disposizioni della Legge del 1981, facendo tuttavia "salve le modifiche e le deroghe" previste dal Codice della Strada.
E proprio una deroga è quella contenuta nell'art. 203, 3° comma C.d.S. che “nel caso di mancato pagamento in misura ridotta o nel caso in cui non sia stata proposta impugnazione (nei sessanta giorni dalla contestazione o dalla notifica della 'multa')" attribuisce al verbale il valore di "titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa e per le spese di procedimento".
Nessun riferimento, quindi, agli incrementi semestrali del 10%, perché, per il legislatore, l’aumento della metà del massimo edittale rappresenta già una sanzione aggiuntiva per non aver adempiuto nei termini al pagamento della multa.
Se così non fosse, ci troveremmo di fronte al paradosso dell’applicazione di una sanzione su una sanzione.
Facendo leva su questi argomenti la Corte di Cassazione già nel 2007 (sentenza 16 febbraio 2007 n. 3701) sanciva l’illegittimità delle maggiorazioni e, in conformità a tale indirizzo, alcuni Giudici di Pace hanno accolto ricorsi e annullato cartelle di pagamento nella parte relativa ad esse.
In conclusione, alla luce dell’attuale quadro normativo e giurisprudenziale, si può tentare la strada del ricorso al Giudice di Pace.

Ricordiamo ai nostri lettori che per porre quesiti sul come difendersi dalle cartelle esattoriali possono scrivere a consulenza@associttadini.org